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Nell'estate 1956 non avevo ancora 6 anni e vivevo al Ponte Bruca di Marina di Caronia con il nonno Peppe, la nonna Peppina e gli zii materni. Il Marina di Caronia era ed è frazione di Caronia in provincia di Messina, sul mare davanti alle ultime Eolie verso ovest. Caronia è tuttora accovacciata sulle prime pendici dei Monti Nebrodi all'inizio di, ancora oggi, uno splendido bosco, diventato nel frattempo Parco Regionale. Già da qualche mese mi avevano regalato quaderni, matite e qualche gessetto che utilizzavo su tutti i pavimenti di casa nonostante i continui rimproveri. Di lì a poco sarebbe iniziata la scuola.
Era appena finita la stagione dei bagni, il tempo era sempre bello, non pioveva quasi mai. Avevo tanti compagnucci di gioco; giocavo soprattutto con Pippino Sfirruzza e con Pippino Pintaudi che poi sarebbero stati con me in prima elementare col maestro D'Anna. Giocavamo praja praja, a chi tirava pietre più lontano in mare, a chi faceva fare più salti alle pietre piatte, a chi trovava ù jammaru più grande, a chi catturava più lucertole.........
Arrivò il primo giorno di scuola. Al mattino presto, dopo il pane col latte, tutto lavato e alliffato ( mi bruciano ancora gli occhi per il sapone da bucato ), con i quaderni a righe ed a quadretti grandi ( il libro ed il sussidiario sarebbero presto arrivati ) sottobraccio, dal Ponte Bruca andai, da solo, per circa un chilometro sulla strada latina latina, alla Pietragrossa, dove mi aspettavano Mia nonna Nina ed il nonno Vasile che mi doveva accompagnare alla scola.
A me quel tratto di strada sembrava non finire mai anche perchè dal ponte ( su un rigagnolo chiamato fiume ) che dava il nome alla frazione, fino alla Finanza, non c'era mancu nà casa: campi di grano, spiaggia ed il mare a destra, alta scarpata e ferrovia a sinistra. La strada era asfaltata ma non passava nessuno, mancu scecchi o muli. La Finanza era una casa adibita a casermetta della Guardia di Finanza che ospitava un graduato e due agenti. Dalla Finanza, con altri cento metri arrivai dal nonno Vasile. Sempre per la stessa via, sempre latina latina, per circa un altro chilometro dalla casa del nonno Vasile si arrivava alla scola.
Questa strada, Via Benedetto Brin, era allora l'unica via del paese degna di questo nome. Era di fatto la via Nazionale tra Messina e Palermo, e lungo il suo percorso, prima in terra battuta e poi asfaltata, si era sviluppato il paese. Una lunga teoria di casuzze a un piano, qualche volta a due piani sul piano strada; in questi rari casi le casuzze venivano chiamate palazzi. Erano tutte dipinte a calce, spesso scrostata, avevano il tetto rosso coperto dai canali ri Santu Stefanu, rinomato centro di fornaci a pochi chilometri in direzione Palermo. Di fatto, tutte le case avevano il piano terra sotto il livello della via Benedetto Brin. Questo piano terra ( oggi diremmo basso, catojo secondo il maestro Camilleri ) era stato ricavato scavando i primi terreni dopo la praja, ottenendo locali con luce ed aria solo a faccia mare essendo tutte queste casuzze attaccate l'una con l'altra. Tra la praja e la teoria di casuzze era stata lasciata la Via Cristoforo Colombo, strettina ed in terra battuta, a tratti 'ncuticchiata o basulata, lunga qualche centinaia di metri. era il regno delle galline, dei cani e dei gatti delle famiglie, spesso patriarcali. Era il parcheggio per scecchi, muli e carretti con le sponde pittate piene di paladini e saracini. Ogni tanto c'era nà furtina cù furnu pi fari u pani, era anche una protezione dai marosi che più di una volta arrivarono anche dentro i catoj, lasciando rifiuti, catrame e qualche volta puru pisci e pruppa. Memori di essere anche gente di mare i Marinoti avevano intitolato le due uniche strade a due grandi Ammiragli.
Il paesino, quindi, era delimitato dal mare a Nord e verso Sud dalla via Nazionale ( B. Brin ), dalla scarpata e dalla ferrovia Messina/Palermo sulla quale ogni tanto passava qualche treno nelle due direzioni, c'era già il treno elettrico. La scarpata, molto alta, durente il ventennio era stata contenuta da una possente furtina.
Ogni tanto la teoria di case era interrotta da una vanedda 'ncuticchiata, che collegava via Brin con via Colombo e che dava accesso alla praja. Solo alla Nunziatedda.